Un videogiocatore nel pallone (Prima Parte)
La storia dello sport più amato nel mondo... vista da un videogiocatore.
By Thomas Pastorino, 31/05/2009
Che mondo sarebbe senza calcio?
1848, Università di Cambridge: un gruppo di studenti di varie università inglesi si ritrovano a discutere per oltre otto ore; da quella discussione usciranno le prime regole dello sport più famoso del mondo, il calcio.
Da questo felice giorno, attraverso una costante evoluzione nel corso di decenni il football ha segnato inevitabilmente l’era contemporanea, riunendo nazioni intere nel nome di undici giocatori a correre dietro ad un pallone rotondo. Chiunque ha giocato a calcio, tra amici, a livello amatoriale, a livello professionistico; la maggior parte di noi ragazzi sarebbero voluti diventare calciatori “da grandi” e chiunque, volente o nolente, sente parlare di calcio e ne conosce regole, eventi e giocatori principali. Questo meraviglioso gioco, perché pur sempre un gioco rimane, ci ha fatto urlare di gioia e di disperazione, ci ha lasciato in tensione spasmodica, in attesa di un gol o del benedetto fischio finale dell’arbitro.
Ovviamente, anche il mondo dei videogiochi ha cavalcato quest’onda dorata che non ha mai fine, sfornando prodotti eccezionali, buonissimi, buoni e meno buoni, ma che comunque hanno contribuito alla storia del videogioco e tenuti attaccati allo schermo milioni e milioni di persone.
C’era una volta NASL Soccer
Ritengo utile soffermarmi su questo prodotto, probabilmente il primo serio tentativo di simulazione calcistica, per permettere di farvi un’idea sugli albori del videogioco di calcio. Siamo nel lontano 1980 e Mattel distribuisce per la sua console, la celeberrima Intellivision, NASL Soccer con il coraggioso obiettivo di aprire una corsa all’oro..scelta azzeccatissima, perché in soli 4 (quattro!) kilobyte ecco due utenti trasportati sul campo: portiere c’è, il pubblico si sente, dribbling e scatto ci sono, calci d’angolo ci sono, sei giocatori ci sono..sei giocatori? Esatto, sullo schermo sono visibili solo sei calciatori, a differenza degli undici canonici. Come, ma allora non è calcio, vi chiederete.. e invece no, perché la genialata di Mattel, non potendo chiedere alla console di trasporre ventidue sprites (cioè un’immagine bidimensionale pre-elaborata) contemporaneamente , fu quella di “lanciare” il giocatore da una schermata all’altra trovandosi magicamente dalla difesa in attacco.
Certo, mancavano ancora falli e fuorigioco e il single player non esisteva, ma questo prodotto spopolò tra i ragazzi dell’epoca grazie anche a una massiccia campagna pubblicitaria perfino negli USA , dove il calcio valeva meno di zero. Qualche anno più tardi (1984) uscì una versione decisamente migliorata, anche a livello grafico, chiamata World Cup Soccer (sempre per Intellivision) con l’aggiunta dei falli e del calcio di rigore in soggettiva.
1983-1989: buoni passi avanti grazie a C64 e NES...ma soprattutto a Kick Off!
Sorpresi e ingolositi dal successo di NASL Soccer, altri publisher decidono di inserirsi nel mondo della simulazione calcistica, grazie anche al crescente successo mediatico ed economico che il calcio sta man mano conquistando. Nel 1983, dopo un pessimo tentativo chiamato Artic Soccer (concettualmente e graficamente disastroso), lo sviluppatore Andrew Spencer decide che è ora di realizzare qualcosa di meglio, prendendo spunto da Intellivision: nasce quindi per Commodore 64 International Soccer, che ottiene ampi consensi tra gli appassionati. International Soccer riprende la visuale del campo di NASL Soccer e i giocatori visibili realmente nello schermo sono solo sette, ma tutto il resto si avvicina leggermente al concetto di calcio: grafica più particolareggiata con tutti i dettagli di una partita, scelta della difficoltà (ben nove livelli, per una longevità sorprendentemente ampia) e una IA davvero avanzata per l’epoca. Della serie non sono tutte rose e fiori, abbiamo anche degli insuccessi; ne sa qualcosa Nintendo, che nel 1985 entra in campo con Soccer (sviluppato da Intelligent System) ma il risultato è pessimo: il gioco non porta in dote nessuna novità particolare eccetto la scelta di cinque livelli di difficoltà e la durata del match, con l’unica possibilità di disputare amichevoli..davvero poca roba e l’insuccesso fu decisamente meritato. Un anno più tardi però Nintendo si riscatta grazie alla software house giapponese Taito e il suo Kick and Run, globalmente il più completo dei videogiochi di calcio arcade usciti fino a questo momento, grazie alla serie d’innovazioni proposte: innanzitutto a livello grafico, in quanto è il primo a offrire la visuale del campo dal lato lungo (successivamente divenuta la visuale standard) e l’introduzione di un curioso balletto di cheerleader durante l’intervallo; a livello tecnico, con l’aggiunta di dribbling elaborati, finte, gesti acrobatici e colpi di testa e infine a livello di gameplay, con la possibilità di giocare da soli o addirittura fino a quattro giocatori contemporaneamente.
Nel 1988,sempre per NES, esce un videogioco tratto da un famosissimo manga e anime giapponese: Captain Tsubasa, in Italia conosciuto come Holly e Benji. Ebbene, Captain Tsubasa attua un mix nuovo unendo il calcio al gioco di ruolo, permettendo al giocatore la mossa da fare in tutta tranquillità: possiamo dribblare, contrastare un avversario, tirare in porta anche con colpi speciali e parare semplicemente cliccando l’opzione consentita attraverso l’uso di punti PP, come in un GDR insomma. Questa serie avrà abbastanza successo proprio grazie alla sua originalità, arrivando a produrre altri quattro episodi oltre al primo.
A proposito di lunghe serie protrattesi nel tempo, la più celebre è probabilmente quella di Kick Off; ideato e realizzato nel 1989 dall’italiano Dino Dini per varie piattaforme (note soprattutto quelle per Amiga e Atari-ST) , appena uscito ricevette una quantità impressionante di elogi sia dalla critica sia dagli utenti stessi. Questo grazie ad un avvicinamento alla simulazione calcistica mai riscontrato fino a quel momento, con i calciatori che finalmente non hanno il pallone attaccato magneticamente ai piedi, ma calciato in avanti in progressione; aggiungete questa novità che sembra banale ma significativa nel mondo video ludico a un impianto di base ottimamente strutturato ed ecco che Kick Off diventa in breve tempo il gioco di calcio più amato e famoso. Inoltre, bisogna notare l’influenza della televisione nel taglio delle inquadrature e nel replay, fattore che influenzerà i giochi più recenti ed evoluti. Un ultimo gioco da analizzare non può non essere il curioso quanto inguardabile Peter Shilton’s Handball Maradona, titolo tratto dal celebre episodio del gol di mano di Maradona in Argentina-Inghilterra a Messico ’86, sviluppato da Argus Press Software. Perché curioso? Perché si tratta del primo e unico gioco di calcio visto dal punto di vista del portiere: è possibile infatti utilizzare solo l’estremo difensore e vedere la partita nella nostra area di rigore,cercando di parare le conclusioni avversarie. Perché inguardabile? Perché grafica e sonoro sono davvero pessime, e la difficoltà diventa estrema nei livelli più elevati.
1990-1994: Il periodo d’oro, con giochi in quantità industriale e due capolavori.
Dal punto di vista del mero guadagno economico è davvero il periodo d’oro, in quanto i primi anni Novanta offrono un numero elevatissimo di videogiochi calcistici messi in commercio; fra i tanti, quelli che avranno più successo sono sicuramente Kick Off 2, seguito dell’acclamato prodotto Anco e Sensible Soccer, ideato da John Hare, per la sua spiccata giocabilità e l’introduzione della visuale a bordo d’uccello.
Partendo dal 1990, da menzionare i secondi episodi di Captain Tsubasa (uscito però solo in Giappone per NES) e di Kick Off: quest’ultimo è decisamente più interessante, perché migliora ulteriormente il già strepitoso predecessore, aggiungendo elementi innovativi come il differente rimbalzo del pallone, la creazione di nuove tattiche e giocatori ma soprattutto la possibilità di dare l’effetto alla sfera sui calci piazzati grazie al tocco del pad subito dopo aver calciato. Cose all’epoca impensabili, che fecero (e fanno tuttora) del gioco di Dino Dini uno dei pilastri del videogioco di calcio. A livello arcade è da ricordare Hat Trick Hero, Football Champ per noi europei ,sviluppato e pubblicato da Taito e noto nelle sale giochi per le acrobazie e combo spettacolari (tra cui la “bicicleta”) da poter eseguire durante le partite tra nazionali, unito a una grafica decorosa e una giocabilità molto semplice. Se l’anno successivo non offre nulla di particolare oltre a Nintendo World Cup, dove d’interessante c’è la scelta del terreno di gioco tra erba, sassi sabbia e ghiaccio, il 1992 si dimostra l’anno eccezionale con almeno sette titoli per tutte le piattaforme. Tra tutti, spicca il già citato Sensible Soccer, sviluppato da Sensible Software su idea del fondatore inglese Jon Hare: obiettivo, peraltro riuscitissimo, quello di unire la parte arcade del calcio a quella gestionale. La prima parte è garantita dalla visuale a bordo d’uccello, quindi molto più lontana di quelle orizzontali o verticali usate in precedenza per garantire una visione del campo più completa, da una grafica semplice ma funzionale e infine da una giocabilità accessibile a tutti con pochi tasti da utilizzare.
La parte gestionale rappresenta la vera novità: con la possibilità di poter partecipare a campionati e coppe con squadre di tutto il mondo, la longevità è spaventosa con carriere anche lunghe vent’anni; il proprio team va rinforzato ogni stagione attraverso il calciomercato, facendo offerte per giocatori di altre formazioni e vendendo i propri indesiderati... ma attenzione, perché i veri “colpi” di mercato sono difficili, perché come nel mercato reale i talenti vengono tenuti gelosamente e con molta fatica si posso acquistare. Oltre a tutto ciò bisogna fare i conti con il bilancio, perché se si va in rosso finisce il gioco! L’unico vero difetto del primo Sensible Soccer è la fastidiosa presenza di alcuni bug, che potevano causare problemi di gioco che rovinavano l’esaltante esperienza di gioco. Problema risolto definitivamente nel 1995, con Sensible World of Soccer che è privo di tutti i bug più una grafica maggiormente accurata e l’introduzione di altri elementi tecnici che lo rendono il gioco desiderato inizialmente dagli sviluppatori e il più amato dall’utenza, che ancora oggi organizza tornei.
Gli altri titoli usciti nello stesso anno hanno un ovvio minor successo, ma comunque sono apprezzabili come il terzo Captain Tsubasa, Seibu Cup Soccer (prodotto dalla Seibu Kaihatsu con l’interessante possibilità del “super-tiro” e la somiglianza dei capitani delle nazionali a giocatori reali) e due prodotti della SNK: Soccer Brawls, curioso arcade futuristico con calciatori androidi al posto di esseri umani, e Superside Kicks, un gioco notevole per l’attenta cura messa sia per il comparto grafico (con sette differenti esultanze) che per la giocabilità. Purtroppo sempre in quell’anno esce anche Big Striker prodotto da Jaleco, arcade piuttosto bruttino ma che introduce la variabile climatica durante le partite. Il 1993 merita attenzione in quanto una grandissima software house giapponese decide di buttarsi nel mondo del videogioco di calcio; si tratta di Konami che, non sapendo ancora di creare qualche anno dopo la strepitosa serie di Pro Evolution Soccer, pubblica Premier Soccer: a dire la verità come primo tentativo non è un granché, in quanto il realismo scompare in nome di giocate fin troppo acrobatiche e spettacolari e risultati degni di una partita di rugby. Di positivo però ci sono la possibilità di scegliere la visuale preferita, le divise fedeli alle originali (una stranezza, pensando ai problemi di licenze negli anni a venire), l’organizzazione del Mondiale partendo dalle qualificazioni e la diversificazione estetica di ogni giocatore. Nel frattempo, il grande Dino Dini ha lasciato Anco e deciso di creare tutto da solo Goal!, praticamente il seguito di Kick Off 2, facendoselo pubblicare da Virgin Games: un altro lavoro notevole, perché Goal! è Kick Off 2 migliorato, e anche questo prodotto ha avuto un enorme successo tra i giocatori. Altro titolo in uscita è il solito Captain Tsubasa 4, ma solo in Giappone. Il periodo d’oro si conclude con il 1994, sempre con Dino Dini e Virgin Games: l’italiano si autocelebra con Dino Dini’s Soccer, la versione per tutte le altre console di Goal!, uscito solo per Atari ST e Amiga. Capcom invece prova uno sparuto tentativo che rimarrà l’unico con Capcom’s Soccer Shootout: nulla di che, se non per le sei modalità disponibili tra cui l’allenamento; in Giappone esce, come ormai d’abitudine, Captain Tsubasa 5. Sempre in questo anno inizia la serie di Virtua Striker prodotta da SEGA per la cabinata Arcade e che continuerà fino al 2000.
1995: inizia l’era del 3D..e quella di Electronic Arts e Konami
Gremlin Interactive nel 1995 fa uscire Actua Soccer, che è destinato a diventare famoso per essere il primo videogioco di calcio a sfruttare pienamente la grafica tridimensionale... (continua nella seconda parte).
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